Il 26 febbraio 2010 alle ore 21.00 a San Fermo Varese, Circolo dei Ronchi si è tenuto un incontro per la presentazione di due testi sul tema dell'emigrazione, cui è seguito un interessante dibattito.
Il primo libro presentato è stato:
Rosa senza spine - Romanzo - di Oscar Mbiri Bantom
Si tratta di un romanzo sul tema dell'amore ambientato in Africa ed in Europa.
L'amore non ha una logica, non conosce i confini e gli ostacoli di nessun genere e non finisce mai, anzi, forse più è ostacolato, più si rinforza. L'amore non finisce anche quando la logica, o la ragione, o i condizionamenti intorno fanno fare scelte diverse, come accade ai protagonisti del romanzo.
L'amore raccontato in questo libro nasce in Africa tra un giovane ortodosso e una donna musulmana più grande di lui, sposata e con una figlia. Nel libro emergono le caratteristiche della cultura africana, le diversità di vedute, di religione, di tradizioni. Questo amore è quindi continuamente ostacolato, ma resiste anche oltre le scelte che il giovane sarà chiamato a fare nella sua vita.
In questo libro vi è una gran voglia di far conoscere l'Africa in tutti i suoi aspetti, con tutte le sue contraddizioni, un continente a cavallo tra antico e moderno che vuole conservare la propria cultura, ma al tempo stesso è influenzato dalle nuove idee che circolano, portate dagli stessi africani che sono venuti in contatto con l'Europa.
Il secondo libro è stato:
I VOLTI DI MOHAMED - Racconti - di Donatella Mecca, Italia.
Questo libro è stato scritto nel 2005 quando ancora la presenza straniera non era così forte in Italia anche se già vi era.
Per sua esperienza personale, sia per lavoro, che per altri interessi, l'autrice si è avvicinata presto al mondo dei migranti e ne ha incontrati tanti, tanti da scrivere una serie di racconti racchiusi poi in questo libro.
Tutti i racconti hanno quindi un'origine reale anche se poi sono stati un po' romanzati. Ogni personaggio maschile si chiama Mohamed, indipendentemente dalla sua religione, quasi a significare che agli occhi distratti dell'italiano gli stranieri son tutti uguali, ma se osservati con più attenzione, come cerca di fare l'autrice, ogni Mohamed ha un volto diverso, ha la sua caratteristica, la sua cultura, la sua storia, la sua origine. Da qui il titolo: i volti di Mohamed sono molteplici, ed è una ricchezza per tutti incontrarli e scoprirli.
Nel libro si cerca di dare un'immagine un po' generale della situazione di molti stranieri, ma anche della cultura e della logica che muovono molte azioni dei migranti che spesso sono così diverse dal modo occidentale di pensare e di intendere la vita.
Il libro termina con una riflessione generale sui cambiamenti in atto nella nostra società, e l'autrice si chiede: di che colore saranno i nostri nipoti?
Il non avere paura della diversità, anzi il volerla scoprire e conoscere; la consapevolezza che anche i mondi più lontani possono avere dei punti in comune su cui costruire qualcosa insieme: questi sono alcuni principi a cui l'autrice si è ispirata per scrivere il libro e che hanno determinato anche molte sue scelte personali.
I due libri sono editi da LA CASA DELL'AMICO di Varese e sono in vendita sul sito www.casadellamico.it, oppure si possono ordinare con mail: ordini@casadellamico.it.
Dopo la presentazione dei due libri è stata la volta di alcune testimonianze.
Gilda, ragazza albanese, ha raccontato la sua storia di “bambina in fuga dalla guerra”
“Forse, per chi certe cose non le ha vissute, non è facile capire cosa si provi a vivere esperienze ed emozioni che lasciano una cicatrice profonda dentro. Ma naturalmente non è facile neanche per chi le vive o per chi cerca di dimenticarle oppure ancora per chi si sente un nodo tremendo alla gola e le lacrime che scendono, non potendone fare a meno. La cosa più difficile tra tutte, però, è cercare di descrivere il dolore di quel segno che è dentro di se e non se ne vuole andare e fa male, male. Per orgoglio non volevo scrivere. Non so se fosse veramente orgoglio, o dolore, o angoscia, paura o vergogna, però so che ora scrivo con fatica e tanta confusione. Scrivere di quando, un bel giorno, stai, senza neanche tu te ne accorga, scappando dalla tua terra, però sei troppo piccola e questa ti sembra una gita.
Per chi mi ama, per chi mi vuole almeno un minimo di bene o per chi crede di conoscermi, ora scrivo e racconto l'incubo ed il segreto che fino a dieci minuti prima mi sembrava mi avrebbe accompagnato fino alla morte.
Voglio scrivere le mie paure, le mie gioie, le mie sicurezze ed insicurezze, voglio scrivere di quando mi fingevo curiosa e coraggiosa, ma invece avevo tanta paura.
La notte prima di varcare per “l'ultima volta” la soglia tanto amata di casa mia, i miei parlavano e confermavano per poi disdire, ricominciare e decidere quello che il mattino dopo sarebbe finalmente accaduto.
I “miei” non erano la mamma e il papà, ma solo la mamma e la zia. Mio papà non c'era, credo fosse andato via già da un annetto, ormai. Era andato nella Terra, chiamata dai miei TERRA DELLE GRANDI OPPORTUNITA'. Sto parlando dell'Italia, di quell'Italia che tanto amavo e che adesso, forse ancora più di prima, amo.
Non ero mai andata così lontana, intendo che non avevo mai visitato nessun posto al di fuori dell'Albania, non avevo mai abbandonato la mia mucca, l'asinello, l'anatra nello stagno, la paperella ed il cigno raro, insomma tutto quanto, tutto ciò che mi guariva quando stavo male, come il profumo di natura fresca, che mi accompagnava ogni giorno.
Ora non sento più le voci impazzite e bizzarre dei miei amici, non sento più quell'accento che tanto amo, non sento più nulla! … E' come essere sordi, proprio mentre qualcuno cerca di dirti qualcosa di molto importante.
Non sapevo ancora cosa mi aspettasse, ero così piccola e ingenua e purtroppo non capivo che non stavo andando in un negozio con la mamma per comprare una bambolina nuova.
Avevamo una strada non molto lunga da percorrere, perchè non c'era una grande distanza da noi al mare, quel mare che solo io so che odore abbia …
ora cominciano a tornarmi in mente sfocati momenti, tutti confusi traloro.
Credo che una volta arrivati (non ricordo con chi ero, so solo che al mio fianco c'era la mamma) c'era tanta confusione e non capivo molto, troppo rumore, troppa curiosità, troppe grida, troppi sguardi.
L'incubo comincia solo ora!!
Credo che, dopo tutto quel trambusto, abbiamo incontrato tantissime persone che forse conoscevo e poi altre che non avevo mai visto e che mai, di sicuro, rivedrò, e me lo auguro, perchè rivederle per me sarebbe come quando una persona rivede il pugnale che l'ha trafitta, paralizzandola.
Il buio cominciava a portar via con sé tutto ciò che il sole riusciva a farmi vedere.
Tutto ciò che successe in un tratto di tempo non me lo ricordo, so solo che non erano cose molto carine.
Poi, chissà come, sono finita su di un gommone, che cominciò a muoversi con a bordo mia sorella Joi, appena nata, la mamma, la zia e tante e tante altre persone.
Passarono ore ed io cominciai ad incuriosirmi, parlavo con la mamma, senza fiatare, solo guardandola e lei ricambiava con il suo sguardo, che mi faceva passare tutto, come quella medicina magica che fa passare ogni male e allora, soltanto per un minuto, cominciai a giocare: misi la mano fuori dal gommone e toccai l'acqua che era illuminata dalle luci che stavamo abbandonando e che diventavano sempre più piccole.
Poi, non mi ricordo cosa è successo, credo che dopo abbiamo cominciato a camminare, e poi ancora ricordo di aver visto tanta melma e, non so come, finii sulle spalle di un signore deciso ad aiutarmi, perchè la melma era troppo alta persino per me.
Poi passai la notte nel bosco, in un sacco a pelo: non ricordo con precisione cosa mangiai, so solo che mangiai e che la mamma mi teneva stretta al suo petto, mentre cercava di “rubarmi”, e di portarmi nel mondo dei sogni, solo che questo era un mondo poco tranquillo.
Poi ricordo che conobbi un ragazzo che si presentò a me dicendo: “Ti ricordi di me?”, ed io, con un fil di voce,cercando di sorridergli: “Si,... si,... mi ricordo...” Poi lui ancora mi disse:”Bugiarda, non è vero.”
… comunque me lo ricordavo veramente, lo giuro, solo che non volevo insistere, perchè mi sembrava inutile, non era proprio il caso di insistere. Il resto non lo ricordo, ma ricordo che tutto ciò che ho provato mi ha provocato tanto dolore e sofferenza.
Cominciare a sognare e continuare a farlo è la cosa più bella che esista al mondo e l'idea di partire e andare via lontano e lontano era il mio piccolo e confuso sogno, che in qualche modo si è letteralmente frantumato in mille pezzi e vi giuro che è una cosa dolorosissima.
Arrivai in Italia. Dopo poco tempo cominciai a frequentare l'asilo e da lì cominciò la mia nuova vita in questo Paese. Passato un anno e finito l'asilo, per il quale nutrivo, e non so perchè, un odio particolare, cominciai le elementari e da lì cominciarono anche i miei primi contrasti con le persone, che non ne volevano sapere di smettere di farmi male. Io piangevo tanto, perchè i miei nuovi compagni mi prendevano in giro, e così è stato fino alla quinta elementare.
Ciò che ho passato in questi lunghissimi e dolorosissimi anni non lo auguro neanche al peggior nemico, perchè ho sofferto enormemente.
Quando finalmente la gente lo ha capito, ormai il danno era fatto, comunque meglio tardi che mai.”
Questo è il mio racconto e la mia storia, la mia brutta storia. Però in realtà è la storia di molte altre persone.
Delle volte i protagonisti di queste tristi realtà vengono giudicati e spesso si ritrovano con un dito severo puntato contro.
Tante questioni in merito sono state fatte, polemiche, grossi polveroni stupidi si sono alzati e a nulla è servito tutto questo … non è una questione politica, nessuno ha ragione, nessuno ha torto... E' la nuda, cruda e dura realtà della vita! Lascia profonde cicatrici, malinconici e dolorosi pensieri, ma, come si dice: “ciò che non ti uccide, ti fortifica!”
Mamadou Fall, Senegalese ha preparato questo intervento.
“Io ho l'impressione che in Italia l'immigrazione sia il più preoccupante degli scandali, come quello della protezione civile, di Fastweb, di Telecom, dei legami tra mafia e Stato, ecc.
L'immigrazione in Italia non è più un fenomeno, ma una realtà che sta trasformando questo Paese in una società multietnica. Mi sembra che tante persone, soprattutto alti esponenti politici persistono però a sostenere il contrario, e a fare dell'immigrazione argomento e oggetto di diffidenza, di disprezzo, di isolamento, di sfruttamento.
Io mi sono chiesto cosa sia una società multietnica.
Non è una società dove gli immigrati comprano casa e si sposano con le autoctone?
Dove gli immigrati lavorano e versano i contributi? Più di 5 miliardi solo all'Inps?
Dove si mangiano più kebab che panini classici?
Dove gli immigrati aprono conti bancari e creano società?
C'è chi dice che si vogliono difendere i valori cristiani.
Ma lasciar morire le persone sul mare non mi sembra faccia parte dei valori cristiani.
Di cosa si ha paura?
L'immigrazione non è come come viene presentata tutti i giorni dai mass-media: se ben gestita non può portare che benefici, cioè è una risorsa.
Non è giusto che la nostra sorte dipenda dalla sinistra o dalla destra. Noi vogliamo essere considerati come esseri umani sempre. Punto.
Non siamo in Italia per fare i delinquenti, ma neanche per votare nessuno, e lo Stato che ha il dovere di difenderci non fa che metterci in difficoltà; cerca in continuazione di metterci in cattiva luce verso la popolazione. Noi immigrati soffriamo meno per il razzismo delle persone e di più per quello istituzionale che ci pone maggiori problemi. Lo Stato e i mass-media fanno di tutto per svalorizzarci. Ecco perchè le parole come: “immigrato, musulmano, marocchino, extracomunitario, africano, nero” sono ormai diventate delle parolacce!!
hanno pure suggerito di essere cattivi contro i clandestini. Io mi chiedo dove sia finito oggi il Ku-Kluz_Klan?
Per finire voglio dire che mi piacerebbe integrarmi nel tessuto sociale italiano. Però non voglio dimenticare né negare nulla della mia cultura. Voglio rimanere IO. Voglio integrarmi senza snaturalizzarmi.
Grazie”
Sollecitata da alcune domande, la signora Natalia, Ucraina, ha raccontato:
“Sono Ucraina, sono sposata con un italiano da cui ho avuto un bimbo. Finchè lui era troppo piccolo sono stata a casa, ora che va all'asilo, sto cercando lavoro, anche se si fa molta fatica. Al mio Paese ero dirigente, qua bisogna fare quel che si trova. Vado anche a scuola per perfezionare il mio italiano.
In Italia mi trovo bene, anche se ancora non ho la padronanza della lingua. Quello che è difficile è reperire le informazioni per tutti i problemi che possono riguardare gli immigrati.
Ho anche toccato con mano che talvolta le vie legali sono troppo lunghe. Volevo far venire mia figlia adolescente in Italia. Se avessi aspettato di fare tutto regolarmente ci avrei messo troppo, alla fine le ho fatto passare la frontiera in modo clandestino ed ora lei è qua con noi. Una volta entrata in Italia, essendo minorenne, non può più essere rimpatriata.
Mi piacerebbe, un giorno, prendere la cittadinanza italiana, ma questo mi impedirebbe di tornare al mio paese poiché non vi sono accordi tra Italia e Ucraina ed io dovrei scegliere in quale paese restare per sempre. Per ora meglio mantenere la cittadinanza ucraina ed avere in Italia il permesso di soggiorno, così da poter mantenere i rapporti anche con il mio paese di origine.”
Erano presenti tra il pubblico, una rappresentante delle Acli di Varese e alcuni esponenti del partito “Italia dei valori”, che sono intervenuti nel dibattito in modo costruttivo e interessante.
Hanno preso la parola anche alcuni italiani che, provenendo dal Sud, o avendo lavorato all'estero, hanno portato la loro particolare esperienza di immigrati.
